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Libri: Il Trattamento Osteopatico in Geriatria

Pubblicazioni

Autore: Ezio Rittà
Titolo: Il Trattamento Osteopatico in Geriatria
Anno di stampa: 2008
Casa Editrice: Lampi di Stampa
Pagine Libro: 204
ISBN: 978-88-488-0732-6

Il Trattamento Osteopatico in Geriatria

OSTEOPATIA, OMEOPATIA E TRATTAMENTI NATURALI PER LA CURA ED IL BENESSERE DELL'ANZIANO

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Le metodiche propriamente "dolci" acquistano oggi una forte valenza nell'ambito del trattamento fisico.
Intervenire a livello osteopatico su un soggetto anziano non significa solo attuare accortezze manipolative legate alle ben note patologie di questa fascia di età, significa soprattutto ricordare che si interviene su di un corpo umano il quale ha raccolto negli anni traumi di natura sia fisici che emotivi.
Questo libro, attraverso l'analisi di alcune metodiche manipolative osteopatiche e la considerazione di discipline della medicina alternativa, vuole essere un aiuto per coloro che operando in questo settore assistono persone anziani.







Leggi la Prefazione del libro:

Il vero scopo di ogni essere umano è, indipendentemente dalla definizione che possa dare della felicità, condurre una vita lunga, intensa e con il desiderio di provare gratificazioni. Se parliamo di completezza della vita non possiamo escludere il raggiungimento di determinate mete tali da essere vissute e perseguite come il dare e ricevere amore, essere sani fisicamente, mentalmente e spiritualmente. In questo contesto l'elenco potrebbe continuare eludendo lo scopo di questo lavoro indirizzato allo studio del trattamento osteopatico nell'età geriatria. Le metodiche propriamente "dolci" acquistano oggi una forte valenza nell'ambito del trattamento fisico in questo arco della vita così particolare e difficile.
Il terapeuta che si avvale di metodiche osteopatiche deve inevitabilmente riconoscere quanto già nel 1951 il dr. Raphael Ginzberg all'International Gerontological Congress di St. Louis affermò. Egli, e non solo lui, sostenne che inconsciamente l'essere umano si aspetta di invecchiare ad una certa età; pensare ad esempio di diventare vecchio e non più utile alla società intorno ai 70 anni scatena meccanismi tali da rendere veritiero questo pensiero. Questa riflessione ci permette allora di comprendere perché individui che raggiungono i 45 anni iniziano a comportarsi come degli anziani, mentre viceversa altri soggetti ritengono, sempre a questa età, di essere ancora pienamente giovani e desiderosi di vivere come tali. Coloro che si sentono vecchi a 45 anni hanno in comune il credere d'essere ormai arrivati alla mezza età, essere nelle condizioni di iniziare il declino psicofisico; ovviamente i soggetti che si sentono ancora giovani credono l'esatto opposto, vedono la mezza età ancora molto lontana.
Questa divergenza dimostra quanto l'essere umano riesca ad influenzare la propria vita e soprattutto il proprio futuro. È ormai risaputo quanto un atteggiamento mentale positivo possa rendere la vita decisamente più piacevole, allegra e sana. Al riguardo è significativa la ricerca condotta negli Stati Uniti sulle persone fortunate. In sostanza venne chiesto ad un gruppo di persone, indipendentemente dalla loro classe sociale, età e sesso, se si consideravano persone baciate dalla dea bendata. L'indagine portò nella maggioranza dei casi a definire due categorie di persone: i fortunati e gli sfortunati. L'aspetto più eloquente dell'indagine fu questo: i fortunati si consideravano tali perché gli avvenimenti e le circostanze della vita portavano a risultati positivi, con esiti considerevoli nel lavoro e nella vita quotidiana, ma oltre a ciò emergeva una elemento distintivo particolare: queste persone avevano una buona immagine di se stesse, erano convinte che la vita giocava a loro favore, che nelle avversità si sarebbe comunque trovata una soluzione con conseguente raggiungimento degli obiettivi. Che dire degli sfortunati? Il pensiero predominante di questi soggetti era l'assoluta convinzione che la sfortuna, prima o poi, gli avrebbe implacabilmente colpiti! Uno dei pensieri e delle affermazioni predominanti era: 'nella vita se non hai un po' di fortuna non realizzerai mai i tuoi sogni, ti puoi impegnare quanto vuoi ma se la dea bendata non ti bacia in fronte non serve a nulla impegnarsi e sacrificarsi!'. Questa indagine, come tante altre molto simili, non fa altro che confermare quanto esperti nel campo del comportamento e dello sviluppo delle risorse umane hanno sempre affermato: la nostra esistenza, la nostra felicità, i nostri successi sono regolati dal nostro modo di pensare, dall'immagine che ci formiamo di noi stessi. Il dr. Maxwell Maltz, chirurgo plastico e padre della psicocibernetica, sostenne che l'immagine che ci facciamo di noi stessi, quindi il concetto mentale o ritratto che creiamo della nostra persona, sono la chiave di lettura della personalità e del comportamento individuale.
Quanto detto fin ora ha senza ombra di dubbio una valenza molto significativa nella popolazione geriatria. Ciò che vediamo oggi di un soggetto anziano è il risultato di un modo di vedere la vita, della sua valutazione del mondo, delle sue credenze, di come lui si è considerato per decenni. Chiediamoci se ha avuto stima e rispetto di se stesso, se si è amato come individuo, se crede di aver raggiunto i suoi obiettivi, come ha vissuto gli stati d'animo divenuti predominanti della sua esistenza. Gli stati d'animo sono regolati da più fattori, ad esempio le rappresentazioni interne, cioè le immagini che abbiamo di ciò che ci circonda, percepite dai nostri filtri interni e che quindi ci permettono di rappresentare e dare un significato dell'esistenza. Coloro che sono stati in grado di vivere in stati d'animo positivi con più probabilità hanno raggiunto le loro mete e i loro obiettivi.
Fino a circa vent'anni fa veniva insegnato che i circuiti del cervello umano erano permanenti, in pratica si pensava che raggiunta una certa età, pressoché adulta, le cellule cerebrali raggiungessero uno schema organizzativo definitivo, o meglio un insieme di circuiti neuronali fissi, oltre a ciò si credeva che con l'invecchiamento questa organizzazione neuronale andasse a perdersi. Cosa ancor più tragica, si credeva che il destino dell'uomo dovesse ricalcare quello dei propri genitori, ereditando geneticamente i loro schemi neuronali. Il lavoro dei neuroscienziati, oggi, smentisce questi postulati. La notizia, decisamente più incoraggiante, è che ogni individuo continua per tutta la vita ad operare cambiamenti a livello neuronale; ciò significa che ogni qualvolta un essere umano ha un pensiero, in differenti parti del suo cervello il flusso di corrente elettrica aumenta di intensità e rilascia una quantità di sostanze neurochimiche; ciò è confermato dall'impiego di risonanze magnetiche funzionali del cervello le quali evidenziano collegamenti e scollegamenti neuronali durante le fasi di esperienze esistenziali e semplici forme di pensiero. Tutto ciò ha un nome: neuroplasticità. Questo fenomeno implica lo sviluppo di nuove reti o circuiti neuronali in relazione alle cose che impariamo, alle esperienze che facciamo ed ai pensieri che coltiviamo, indipendentemente dall'età dell'individuo, quindi con nuove esperienze o nuove conoscenze si avrà inevitabilmente una nuova 'mente'.
Queste riflessioni ci portano allo studio della postura che nell'ambito osteopatico assume una rilevante importanza, tanto più quando l'operatore deve intervenire su soggetti anziani. Se, come abbiamo detto, gli stati d'animo sono imperanti nella vita di un essere umano, chiediamoci quanto questi possono aver influito sulla respirazione, sulle tensioni muscolari, sulla corretta fisiologia organica non per un mese, un anno, ma probabilmente per decenni. Se l'osteopata è un buon osservatore, la postura di un soggetto anziano può rivelare informazioni importantissime, non solo puramente legate al soma, quindi ad eventuali danni traumatici di natura chirurgica, professionale o noxa organici, ma condizioni di natura emotiva talmente profonde da segnare un corpo per tutta l'esistenza.
Questo libro, attraverso l'analisi di alcune metodiche manipolative osteopatiche e la considerazione di discipline della medicina alternativa, vuole essere un aiuto per coloro che operando in questo settore assistono persone anziani. È bene precisare che non analizzeremo delle tecniche manipolative, non illustreremo come disporre il paziente, come apporre le mani per realizzare un trattamento osteopatico: per questo è doveroso lasciare spazio a testi autorevoli che hanno e continuano a fare scuola; questo libro non è un manuale ma vuole presentarsi come un lavoro di ricerca nel campo della geriatria per permettere agli operatori di avvalersi di accorgimenti che potranno utilizzare per migliorare il loro operato, come ad esempio l'impiego dell'omeopata o altri accorgimenti della medicina naturale. La figura dell'osteopata, in Italia, è conosciuta come quella dell'operatore che si avvale di metodiche manipolative. Negli Stati Uniti invece è una figura medica che opera per il benessere del proprio paziente, avvalendosi di più metodologie ad appannaggio della medicina alternativa. Questo semplice paragone dovrebbe farci capire l'importanza di aprirci ad un mondo scientifico in continua evoluzione e soprattutto sempre più accettato ed utilizzato nel mondo medico tradizionale.
Il più delle volte lavorare con questa categoria di pazienti significa sviluppare la qualità non solo della pazienza e della comprensione, ma soprattutto della sensibilità. Intervenire a livello osteopatico su un soggetto anziano non significa solo attuare accortezze manipolative legate alle ben note patologie di questa fascia di età, significa soprattutto ricordare che si interviene su di un corpo umano il quale ha raccolto negli anni traumi di natura fisica ed emotiva, ha vissuto stati d'animo piacevoli, divertenti, meravigliosi come spaventosi e laceranti tali da non poterli più dimenticare e che probabilmente rimarranno indelebili nella mente. In alcuni casi siamo tenuti ad avere l'umiltà d'essere non dei 'risolutori' di problematiche strutturali ma degli 'accompagnatori' degli ultimi anni di vita di questa categoria di pazienti i quali hanno la necessità di essere ascoltati, capiti ed appunto accompagnati verso il termine della loro esistenza.

dr. Ezio Rittà, DO

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