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La Terapia Craniosacrale in Geriatria

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La Terapia Craniosacrale in Geriatria

ABSTRACT: la terapia craniosacrale è una tecnica di manipolazione delicata e soprattutto non invasiva, efficace nel trattamento di varie patologie tra le quali cefalee, dolori alla schiena, disfunzione dell’articolazione temporomandibolare, stati di affaticamento cronico, difficoltà della coordinazione motoria, depressione, iperattività e disordini del SNC. Questa terapia quindi è usata per localizzare e risolvere svariati problemi, incoraggiando i naturali meccanismi di autoguarigione del corpo, migliorando la mobilità del canale durale e delle membrane intracraniche, dissipando gli effetti negativi dello stress e rafforzando la resistenza alle malattie e migliorando la salute generale. Di notevole interesse l’utilizzo di questa tecnica su soggetti anziani sui quali è fondamentale intervenire con metodiche dolci e non invasive. Il presente lavoro è parte di uno studio dell’autore inviato alla American CranioSacral Therapy Association - Florida (USA).

Il sistema craniosacrale è caratterizzato da un’attività ritmica che accompagna l’essere umano per tutta la vita; ciò avviene anche in altri primati come nei canidi, nei felini e, probabilmente, in tutte le altre specie di vertebrati. È necessario precisare che questo movimento è completamente differente dai movimenti fisiologici tipici dell’uomo quali la respirazione e l’attività cardiovascolare.
Questo movimento ritmico può essere facilmente avvertito palpando la testa, ma con la pratica e lo sviluppo dell’abilità palpatoria, questo può essere percepito in qualunque parte del corpo.
Ovviamente questo movimento ritmico ha una sua frequenza: l’uomo normale ha una frequenza che va dai 6 ai 12 cicli il minuto. In presenza di particolari patologie o condizioni, si sono osservati ritmi craniosacrali con frequenza inferiore a 6 (fase depressiva con indicazione di patologia cronica o fin di vita) o superiore a 12 (forte stato infiammatorio). Il coma provocato da anossia e lesioni intracraniche che interessano il cervello determinano quasi sempre una diminuzione della frequenza del ritmo cranico fino ad arrivare a 3 o 4 cicli il minuto; invece in alcuni casi di coma dovuto a sovradosaggio di farmaci, la frequenza risulta essere superiore a 12; questi ritmi sono stati percepiti con la palpazione della testa del paziente. È stato osservato che i bambini ipercinetici presentano ritmi craniosacrali di frequenza superiore alla norma; i pazienti in punto di morte o il cui cervello è stato danneggiato presentano spesso ritmi di frequenza inferiore alla norma e man mano che le condizioni cliniche migliorano, il ritmo craniosacrale si avvicina a valori di frequenza normali. Sono state osservate le frequenze della popolazione con più di 65, 70, 75, 80 anni; la suddivisione delle rispettive età è stata regolare nel senso che su un totale ci circa 200 pazienti sono stati trattati con la terapia craniosacrale circa 50 soggetti per ogni fascia di età. Di seguito è presentato un grafico riassuntivo.
Da questi dati è osservabile come soggetti con un’età massima di 70 anni riescano a conservare una buona frequenza del ritmo craniosacrale. Dopo i 75 anni si riscontra un rallentamento e dagli 80 anni in poi si ha un deciso rallentamento. Questi dati sono avvalorati dal fatto che un anziano su quattro ultra settantenne mostra un certo grado di disabilità funzionale; ovviamente la disabilità aumenta con l’età ed è maggiore nelle donne rispetto agli uomini, per qualsiasi livello di gravità ed ogni gruppo di età considerato.
In circostanze non patologiche la frequenza del movimento ritmico craniosacrale è stabile; essa non presenta oscillazioni simili a quelle che si riscontrano nei ritmi dei sistemi cardiovascolare e respiratorio in risposta all’esercizio fisico, emozioni, riposo o altro. A causa di questo fatto la frequenza del ritmo sembra essere un valido criterio di valutazione delle condizioni patologiche.
Una diminuzione di ampiezza del ritmo craniosacrale indica un basso livello di vitalità nel paziente, ossia che il paziente ha una scarsa resistenza per cui aumenta la predisposizione a contrarre malattie. Questo è particolarmente evidente negli anziani e soprattutto nella popolazione che supera i 70-75 anni. Questo è particolarmente evidente in soggetto che non svolgono più attività fisica regolare ed hanno una particolare vita sedentaria. Soggetti anziani che svolgono attività fisiche all’aria aperta, anche per ore, mantengono ancora una buon se non costante ampiezza anche dopo i 75 anni.
Un movimento ritmico craniosacrale che presenti un’asimmetria in tutto l’organismo può essere utilizzato per individuare problemi patologici di qualunque tipo, all’origine di perdita di mobilità fisiologica, come lesioni osteopatiche dell’apparato locomotore (disfunzioni somatiche), fenomeni infiammatori, aderenze, traumi con cicatrici, cicatrici chirurgiche, incidenti vascolari. Sebbene non rilevi in modo chiaro la natura del problema, un movimento asimmetrico indica il punto in cui tale problema è presente.

dr. Ezio Rittà, DO

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