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Neuroscienze

NEUROPLASTICITA'

Fino a circa vent'anni fa veniva insegnato che i circuiti del cervello umano erano permanenti, in pratica si pensava che raggiunta una certa età, pressoché adulta, le cellule cerebrali raggiungessero uno schema organizzativo definitivo, o meglio un insieme di circuiti neuronali fissi, oltre a ciò si credeva che con l'invecchiamento questa organizzazione neuronale andasse a perdersi. Cosa ancor più tragica, si credeva che il destino dell'uomo dovesse ricalcare quello dei propri genitori, ereditando geneticamente i loro schemi neuronali. Il lavoro dei neuroscienziati, oggi, smentisce questi postulati. La notizia, decisamente più incoraggiante, è che ogni individuo continua per tutta la vita ad operare cambiamenti a livello neuronale; ciò significa che ogni qualvolta un essere umano ha un pensiero, in differenti parti del suo cervello il flusso di corrente elettrica aumenta di intensità e rilascia una quantità di sostanze neurochimiche; ciò è confermato dall'impiego di risonanze magnetiche funzionali del cervello le quali evidenziano collegamenti e scollegamenti neuronali durante le fasi di esperienze esistenziali e semplici forme di pensiero. Tutto ciò ha un nome: neuroplasticità. Questo fenomeno implica lo sviluppo di nuove reti o circuiti neuronali in relazione alle cose che impariamo, alle esperienze che facciamo ed ai pensieri che coltiviamo, indipendentemente dall'età dell'individuo, quindi con nuove esperienze o nuove conoscenze si avrà inevitabilmente una nuova 'mente'.
La psico-neuro-immunologia è riuscita a dimostrare che esiste una connessione fra la mente ed il corpo umano, infatti una delle regole principali di questo campo della scienza dice che ogni pensiero che produce un essere umano avrà una determinata reazione biochimica nel cervello dello stesso. Per intenderci: se si pensa ad avvenimenti piacevoli, gioiosi, positivi, felici, nel cervello viene prodotta immediatamente dopamina, un neurotrasmettitore che a sua volta rende euforizzanti ed eccitati; se i pensieri sono ricchi d'odio, rabbia, autodisapprocazione, verranno prodotti neuropeptidi a cui il corpo risponderà con sofferenza fisica, malessere, irritazione e pensieri pessimistici. Cosa produrrà questa situazione: il corpo andrà a rispondere al pensiero iniziale con una sensazione la quale andrà a innescare una seconda reazione nel cervello generando messaggeri chimici corrispondenti al pensiero originale; è come dire che il pensiero crea una sensazione, e la sensazione a sua volta dà vita ad un pensiero, creando un circolo vizioso che genera uno stato d'animo.
Le neuroscienze ci dicono che i pensieri producono reazioni chimiche nel cervello. Questo presupposto ci porta a dedurre che i nostri pensieri abbiano un qualche effetto sul nostro corpo fisico, cambiando il nostro stato interiore. Se tutti i nostri pensieri innescano reazioni chimiche che conducono ad un determinato comportamento, i nostri pensieri ripetitivi ed inconsci producono modelli di comportamento automatici che diventano involontari. Questi schemi di comportamento diventano le nostre abitudini, ma diventano soprattutto e molte volte purtroppo delle connessioni neurologiche cablate nel cervello.
Come fare per cambiare i nostri atteggiamenti malsani o comunque non più accettabili? Innanzi tutto prestare continuamente attenzione ai propri pensieri. La maggior parte dei pensieri è costituita da idee che produciamo ed a cui finiamo inevitabilmente per crederci. I pensieri consci, ripetuti, diventano un pensiero inconscio, un programma di pensiero automatico. Aumentiamo allora la consapevolezza, l'autoriflessione. Dobbiamo imparare ad essere separati da questi programmi mentali ripetitivi; abituandoci a farlo, riusciremo intenzionalmente a dominarli, esercitando il controllo sui nostri pensieri.

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